giovedì 10 ottobre 2013

Secondo Centro Carri Armati





 
 

Secondo Centro Carri Armati
Il Duce vuole costruirlo a Pozzuoli

 

In merito alla produzione di corazzati resta ancora oscura ed incomprensibile la vicenda legata all’approntamento del secondo, e tardivo, centro costruzione carri armati allestito presso lo stabilimento Ansaldo di Pozzuoli.
Analizzando la costruzione dei mezzi corazzati italiani, nel periodo 1939-1943, si nota che essa è contrassegnata da gravi errori di indirizzo tecnico e strategico da parte dei vertici dell’Esercito. C’è una iniziale scarsa fiducia nei carri armati da cui deriva una ridotta consistenza delle ordinazioni che, nell’imminenza del conflitto, ammontano a soli 100 esemplari per il modello “M11” ed a 500 esemplari per il modello “M13”.
-      Ci sono numerosi e frequenti cambiamenti di programmi e di allestimenti imputabili alla scarsa competenza dei generali che debbono decidere l’evoluzione tecnica dei materiali.
-      C’è l’opposizione, nel prosieguo del conflitto, alla riproduzione su licenza in Italia di carri medi e pesanti tedeschi.
-      C’è la contrarietà, ribadita varie volte negli anni 1940 e 1941, alla costruzione, da parte dell’Ansaldo, di un secondo centro produttivo di mezzi corazzati a Pozzuoli.
Il complesso industriale “Gio.Ansaldo & C” è fondato a Genova il 17 agosto del 1852 dal direttore di banca Carlo Bombrini, dall’armatore Raffaele Rubattino, dal finanziere Giacomo Penco e da Giovanni Ansaldo; che ci mette il nome.
Il giovane e brillante ingegnere Ansaldo, professore di geometria alla università torinese, è imposto dall’allora ministro Cavour che promette alla neonata società consistenti commesse statali. Scopo dell’attività è la costruzione di motori e locomotive; attività che poi, nel tempo, si allarga alle costruzioni navali, al minerario, all’elettrotecnico, agli aerei, alle automobili, agli armamenti.
Dopo che sfuma la possibilità di un’intesa con la Terni, per la fornitura delle corazze, nel 1903 l'Ansaldo si accorda con la “W. G. Armstrong Whitworth & C. Ltd”, proprietaria dello stabilimento di Pozzuoli, dando vita alla “Società Gio. Ansaldo Armstrong & Co”, un complesso industriale con una capacità di impiego di 16.000 operai. Ma il rapporto con la Armstrong non è duraturo perché l’impresa britannica non è disposta a cedere a prezzi di favore le corazze ed emergono differenti vedute anche nelle forniture di armi. Pertanto nel 1912 l'accordo viene sciolto e l'Ansaldo riassume la precedente ragione sociale continuando la sua ascesa che la porta ad occupare, nel 1918 al termine della prima guerra mondiale, circa 80.000 dipendenti.
La crisi che segue il primo conflitto mondiale innesca però una serie di eventi negativi per cui l’azienda ne esce mutilata. Il salvataggio da parte dello stato la porta sotto l’egida dell’IRI che le impone di assumere il controllo degli stabilimenti ex Armstrong di Pozzuoli; anch’essi chiusi per la mancanza di commesse belliche.
Dopo vari tentativi condotti in proprio l’Ansaldo entra, all’inizio degli anni trenta, nel settore dei carri armati leggeri con una licenza della britannica Carden Loyd. In seguito, con la più sostenuta richiesta di questo tipo di veicolo, costruisce carri progettati assieme alla Fiat. La casa torinese fornisce l’apparato motore e gli organi di trasmissione e l’Ansaldo realizza e collauda scafo, cingoli e armamento
All’inizio del secondo conflitto mondiale la produzione è accentrata in un unico polo (Fiat di Torino che, tramite la sua affiliata S.P.A. “Società Piemontese Automobili”, costruisce carri leggeri e blindati e Ansaldo Fossati di Genova Sestri Ponente che costruisce carri armati medi) e nonostante l’insufficiente produzione non si vuole realizzarne in tempo utile un secondo a Pozzuoli (adattando gli stabilimenti Ansaldo ex Armstrong) o a Bolzano (presso la filiale Lancia specializzata nella costruzione di veicoli industriali).
Sebbene la limitata entità delle singole ordinazioni conferite non giustifichi un ampliamento degli impianti l’Ansaldo, immedesimata dall’importanza preminente di questa produzione, più volte propone al Ministero della Guerra l’avvio di un secondo centro produttivo presso il suo stabilimento artiglierie di Pozzuoli. E questo sia per aumentarne eventualmente la produzione sia per la maggior sicurezza della cittadina flegrea, ad eventuali offese nemiche, nei confronti degli impianti di Sestri Ponente vicini alla frontiera francese.
Nel febbraio 1940, con l’Italia non ancora in guerra, è presentata una proposta esplicita per la costituzione di detto centro ma il Ministero della Guerra la respinge prevedendo che il fabbisogno di carri armati non debba superare le ordinazioni in corso.
La proposta è nuovamente ripresentata dall’Ansaldo con lettera del 20 agosto 1940, con l’Italia ormai scesa in guerra, ma è nuovamente declinata dal Generale Soddu, Sottosegretario alla Guerra, che con una sua lettera del 13 settembre dichiara:
“Le attuali possibilità di montaggio sono largamente sufficienti al bisogno e pertanto non sussiste oggi alcuna convenienza di realizzare un nuovo centro a Napoli.”
In un promemoria al Duce, del 8 ottobre 1940, il Ministero della Guerra dichiara che la proposta dell’Ansaldo è stata declinata e lo stabilimento non si farà ne a Pozzuoli ne altrove. Chiarisce che l’atteggiamento del ministero è giustificato dalla constatazione che la produzione di corazze non possa essere ulteriormente incrementata non consentendo, quindi, un aumento di produzione di carri armati.
I vertici militari lamentano la scarsità di metallo, di carburante e di motori adatti; ma questi sono alibi che non convincono. Vero è che l’Italia non produce la quantità di metallo della Germania ma è pur vero che non ha la produzione di carri tedesca. Dopo tutto l’Ansaldo, nel chiedere di ampliare le commesse di “M13” e di creare il nuovo polo carristico di Pozzuoli, non lamenta la mancanza di metalli di cui sa che esistono scorte e possibilità di incremento.
A questo scopo nel mese di ottobre 1940 il Ministero delle Finanze, che controlla il gruppo I.R.I. che a sua volta gestisce l’Ansaldo, rappresenta direttamente al Duce che le acciaierie di Terni e quelle delle S.I.A.C. di Cornigliano possono incrementare la produzione di corazze e rendere quindi possibile realizzare il nuovo centro di Pozzuoli. Il Duce autorizza espressamente l’iniziativa e di conseguenza invita il generale Soddu a mettersi in contatto con il Ministro delle Finanze Thaon di Revel.
Quindi, con lettera del 28 ottobre 1940, il ministero della guerra scrive:
“Visto dal Duce; desidera che il centro montaggio di Napoli sia realizzato.”
A questo punto l’Ansaldo presenta al “FabbriGuerra” (sottosegretariato di stato per le fabbricazioni di guerra trasformato nel 1943 in Ministero della Produzione Bellica – “MiProGuerra”) la richiesta dei materiali occorrenti per l’impianto ma la Direzione Generale della Motorizzazione del Ministero della Guerra comunica di non ritenere necessaria la costruzione del centro suddetto. Pertanto l’assegnazione dei materiali non ha corso e l’impianto, contrariamente al desiderio del Duce, non viene iniziato.
Intanto al sottosegretario generale Soddu succede il generale Guzzoni e l’Ansaldo non manca di sollecitargli con insistenza l’autorizzazione a costruire il secondo polo di Pozzuoli per aumentare la produzione di carri armati. Questa nuova richiesta è appoggiata dall’I.R.I. e dal suo presidente Professor Giordani; ma ne ottengono ancora solo dinieghi.
Riuscite vane tutte le insistenze, in data 15 maggio 1941, il ministro Thaon di Revel presenta un nuovo promemoria al Duce il quale lo passa al Ministero della Guerra. Questo con lettera del 29 maggio 1941 conferma ancora che:
 
“Ragioni d’indole varia consigliano di non considerare per il momento la creazione di alcun nuovo centro di produzione carri armati.”
L’Ansaldo, sempre più convinta della necessità di aumentarne la produzione, approfitta dei cambi negli alti vertici militari e rinnova la sua proposta al nuovo capo di stato maggiore generale, Ugo Cavallero.
Finalmente il 21 agosto 1941, dopo i molti tentativi andati a vuoto, Cavallero dà l’ordine verbale al Ministero della Guerra ad al “FabbriGuerra” di autorizzare l’impianto; autorizzazione concessa ufficialmente dal Ministero delle Corporazioni in data 8 ottobre 1941, venti mesi dopo la prima proposta Ansaldo.
Ormai i rovesci subiti su vari fronti di guerra hanno indotto i vertici a incrementare la produzione dei carri armati della cui utilità si son resi conto dopo aver assistito al loro risolutivo utilizzo sia da parte di Rommel sia da parte britannica che con pochi corazzati ha spazzato via le appiedate “otto milioni di baionette” italiane.
Il “FabbriGuerra”  accorda i materiali ed i macchinari per il centro montaggio carri armati di Pozzuoli la cui costruzione inizia nel corso del 1942 e prosegue nel 1943.
Da segnalare che ancora nel 1943 permane lo scetticismo sulla necessità di questo nuovo stabilimento; il nuovo ministero “MiProGuerra”, anche per dare un senso alla sua esistenza, riferisce:
“I nuovi impianti per la produzione di scafi per carri armati in corso di esecuzione a Pozzuoli costituiscono una riserva per l’eventualità di danni agli stabilimenti di Genova-Sestri, la produzione dei quali è più che sufficiente per far fronte alla corrispondente produzione.”
Nell’estate 1943 a Pozzuoli le linee di montaggio sono allestite e le maestranze sono state addestrate per questa nuova esigenza; ma è ormai troppo tardi. Ora ci si rende conto che sarebbe una pazzia continuare la produzione sia di carri medi tipo “M”, non più all’altezza dei similari stranieri, sia di carri pesanti tipo “P”, già sorpassati al momento di entrare in linea.
Di fronte alle sollecitazioni dei militari di disporre entro il 1943 di carri armati pesanti l’ingegner Agostino Rocca, amministratore delegato dell’Ansaldo dal 1935 a fine guerra, nel dicembre 1942 ammette sconsolato:
“In queste condizioni, malgrado il più vivo desiderio, come Ansaldo, di fornire al nostro Esercito tutti i mezzi corazzati ad esso necessari, come è consentito dalla nostra potenzialità, che già ora non è pienamente utilizzata, e lo sarà ancora sensibilmente meno dei prossimi mesi, mentre si approssima l’ultimazione del secondo centro di Pozzuoli, che aumenterà notevolmente la nostra capacità produttiva, devo in coscienza ammettere che l’unico modo di fronteggiare tali necessità consisterebbe nell’ottenere subito dal nostro alleato la cessione di un congruo numero di carri PzIV.”
Il secondo centro è pronto ad entrare in funzione nel luglio del 1943 ma intanto gli alleati sono sbarcati in Sicilia, Mussolini è caduto, ed i tedeschi non sono più disposti a concederci la costruzione dei loro “Panther”. Pochi giorni ancora ed i macchinari saranno in parte depredati ed in parte distrutti dalla Wehrmatcht in fuga.
Solo nell’immediato dopoguerra i neo costituiti Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli riprogettano la ricostruzione del 2° centro che viene però adibito alla sola riparazione di carri armati ceduti dalle forze alleate al nuovo Esercito Italiano.
 
BIBLIOGRAFIA

Filippo Cappellano – Produzione bellica 1940/1943 – Storia Militare Dossier

Giuseppe Peluso – Corazzati Italiani – Articolo su Blog

Gennaro (Rino) Chiocca – Sezione SMP – Collezione personale

 

Peluso Giuseppe – Pozzuoli Magazine del 4 maggio 2013