sabato 22 novembre 2014

Polpo Ladro



Eliano racconta di un enorme polpo che saliva sulla terra per rubare cibo ai puteolani



Dell’erudito Claudio Eliano, nato a Preneste intorno al 170 d.c., ci danno notizie Flavio Filostrato, suo contemporaneo, e Suida. 

Eliano si considerava a buon diritto romano anche se proprio in Preneste coprì l'ufficio di “gran sacerdote”. Non ebbe moglie né figli e fu, tra il 190 e il 197 d.C., scolaro del sofista Pausania di Cesarea. Poiché Filostrato c'informa che visse più di 60 anni, possiamo pensare che sia morto intorno al 235.


Della sua opera maggiore “Sulla natura degli animali” ci restano solo 17 libri, qua e là modificati, una prefazione e un epilogo. Con essa Eliano si propone di dimostrare che gli animali hanno anch'essi, come l'uomo, sentimenti quali la giustizia, l'affetto, la devozione, e anche la crudeltà, l'odio, la gelosia. Anzi, il confronto tra la vita degli animali e quella degli uomini non è favorevole a questi ultimi. Un'infinità di esempi, di aneddoti, di storie meravigliose servono a mettere in rilievo la fedeltà dei cani, o la docilità degli elefanti, o l'intelligenza musicale dei delfini, ecc., e tutto questo è ben narrato e documentato nonostante Eliano si vanti di non aver mai oltrepassato i confini d'Italia e di non aver mai viaggiato per mare.



Puteoli del II secolo d,c. - Rricostruzione di Jean-Claude Golvin



Eliano nel “Terzo Libro” della suddetta opera racconta delle affascinanti avventure di un polpo accadute nella Puteoli  romana.


L’animale, pur vivendo nel mare, saliva sulla terra e divorava animali terrestri e poi, non sazio, si diede a saccheggiare il pesce affumicato che alcuni mercanti conservavano in un magazzino. Il polpo, camminando attraverso certi condotti, raggiungeva i “malazè” dei nostri antenati facendo gran preda di cose salate.
I pescivendoli puteolani scorgevano i danni ma non sapevano chi ne fosse l’autore; pertanto decisero di mettere un uomo di guardia armato di uncino.
 Quella notte, al chiarore della luna, questa sentinella vide arrivare il ladro marino che, raggiunto il deposito, ruppe i grossi vasi stringendoli fortemente; quindi divorò i cibi che vi erano custoditi.

   
 
                                                           Polpo gigante

Al guardiano parve così grande e mostruoso che, quantunque egli fosse tutto armato e di animo molto audace, non ebbe il coraggio di affrontarlo e aspettò che facesse giorno per riferire il tutto ai suoi compagni.
Questi, per accertarsi di cosa esattamente fosse e liberarsi da così insidioso nemico, si fornirono molto bene di armi e si misero in agguato. In questa azione furono accompagnati da molti altri pescatori e pescivendoli allettati dalla curiosità e senza stimare l’eventuale pericolo che il mostro potesse rappresentare.
Infatti i puteolani del secondo secolo conoscevano, da quello che dice Plinio, la forza del polpo che con le sue zampe rompe i ricci marini e le coperte delle ostriche che sono dure a guisa di pietra. Con le sue stesse zampe, continua Plinio, cinge a volte gli uomini che nuotano e con le tante bocche che hanno succhiano loro il sangue e li uccidono. Non vi è animale di lui più terribile e più forte per uccidere l’uomo nell’acqua; e molte volte lo rapisce dalla stessa nave.
I nostri superarono la paura e la notte successiva, quando il polpo arrivò nel “malazè”, l’affrontarono e dopo lungo combattimento e grande fatica riuscirono ad ucciderlo.
Fu così che fecero una notabile pesca non con le reti, ma con le armi; e non nell’acqua, ma nella terra asciutta.
In questo modo conclude Eliano, con l’acquisto di questo pesce fresco, si ricompensarono il danno subito con la perdita del pesce salato.

 Giuseppe Peluso